Quando i soci di una cooperativa non vengono pagati

Avv. Maria Laura Anghinelli – Avvocato del Foro di Milano

E’ frequente l’ipotesi in cui i soci lavoratori di una cooperativa non vengano retribuiti in tutto o in parte da quest’ultima, pur avendo regolarmente prestato la propria attività lavorativa in favore di una società committente per un determinato periodo di tempo (spesso anche lungo).

In tale situazione i soci lavoratori, non solo possono agire nei confronti della società cooperativa, per ottenere il pagamento delle loro spettanze, ma hanno anche azione nei confronti della committente che, nella stragrande maggioranza dei casi, è maggiormente solvibile rispetto alla prima, magari incapiente.
Infatti, l’art. 29 del D. Lgs. n. 276/2003 prevede che, in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore (esclusa quindi la persona fisica che non esercita attività di impresa o professionale) o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, entro il limite di 2 anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori – compresi i parasubordinati e gli associati in partecipazione – i trattamenti retributivi e contributivi dovuti.
Per ottenere la condanna in solido della committente con la cooperativa è necessario che tra le due sia stato stipulato un contratto di appalto e che il lavoratore provi di aver reso la propria prestazione di lavoro al fine di dare esecuzione a tale contratto.
Prova che potrà fornire con testimoni o con documentazione attestante il lavoro effettuato e, per le mansioni più semplici (es. di pulizia, di manovalanza, ecc.), il lavoratore dovrà provare di aver effettuato la prestazione lavorativa in un determinato luogo (es. presso la sede o lo stabilimento o il magazzino della committente) per un determinato periodo di tempo.
Infine, si segnala anche un’altra azione prevista a favore del lavoratore, dall’art. 1676 c.c., secondo cui: “coloro che, alle dipendente dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda”.
La suddetta norma non pone limiti temporali per quanto riguarda l’efficacia della richiesta, ma quantitativi, nel senso che è possibile conseguire la retribuzione entro il valore del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui viene proposta la domanda.