I buoni lavoro nascondono il lavoro nero?

buono

I buoni lavoro sono i famosi voucher da 10 euro l’ora: sono nati per pagare i lavoretti occasionali, come il giardiniere o le ripetizioni, ma sono un tale successo che stanno diventando qualcosa di più.

Chi li riceve può andare a incassarli nelle tabaccherie e negli uffici postali, dove per ogni buono da 10 euro ne ottiene 7,50 (il resto sono contributi e tasse). Un sistema semplice e veloce, dove è tutto standard e c’è poco da capire o contrattare.

Secondo l’INPS, nel 2014 oltre un milione di persone sono state state pagate almeno una volta con i buoni-lavoro, facendo circolare 70 milioni di voucher; nel 2015 hanno continuato a crescere e ne sono stati venduti 115 milioni. Insomma, stiamo diventando un popolo di buoni lavoro?

Ma vediamo un po’ come vengono usati i buoni lavoro:

  1. Per pagare un lavoretto occasionale, fatto da qualche ragazzo in attesa di trovare di meglio o un pensionato che arrotonda;
  2. Per pagare gli straordinari, magari del weekend;
  3. Per pagare 4 ore di lavoro, ma poi ti chiedono di farne 5, facendosi “lo sconto”;
  4. Per pagare 4 ore di lavoro in regola (a 10 euro l’ora) ed il resto in nero, senza i contributi (a 7,50 euro l’ora o pure a meno);
  5. Per pagare un lavoro dove ti dovrebbero assumere, ma invece ti danno un mazzetto di buoni a fine settimana e va bene così.

Insomma, questi buoni lavoro spesso nascondono il lavoro in nero. Certo, per chi prima prendeva dei soldi in contanti senza contratto, i voucher sono già un passo avanti, perché contengono un po’ di contributi per la pensione (pochi, ma meglio che niente) e perché comunque significano un riconoscimento di un certo numero di ore di lavoro fatte.

Però questi buoni non devono diventare la scusa per non assumere chi invece ha un lavoro stagionale, o va al lavoro tutti i giorni, e con questo sistema non ha ferie pagate.

 

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