Come uscire dal lavoro nero

Maria Laura Anghinelli – Avvocato del Foro di Milano

Lavorare “in nero”, significa lavorare senza un contratto di assunzione, che disciplini i diritti (oltre che i doveri) del lavoratore e che gli garantisca la tutela contributiva (presso l’INPS) e di sicurezza sul lavoro (presso l’INAIL).

Infatti, il lavoratore “in nero” riceve una retribuzione inferiore rispetto a quella dovuta; non gli vengono pagati i contributi pensionistici; non gode delle ferie, dei permessi e delle festività; non gli vengono pagati gli straordinari, né l’indennità in caso di malattia, infortunio e maternità; non ha nessuna tutela in caso di licenziamento invalido, ecc. In altre parole, il lavoratore, in una tale situazione, deve solo lavorare sodo, percependo una retribuzione più bassa del dovuto, sperando di non essere “mandato via” dal datore di lavoro senza preavviso.

Il datore di lavoro che ha del personale “in nero” rischia pesanti sanzioni economiche e penali; ma rischia anche il lavoratore, se ha dichiarato di essere disoccupato per ottenere l’indennità di disoccupazione.

Allora, come può un lavoratore ottenere una regolare assunzione? Se il datore di lavoro non lo fa spontaneamente, dopo la richiesta del lavoratore, quest’ultimo può rivolgersi al sindacato o ad un avvocato, ma prima deve “precostituirsi” la prova di essere un lavoratore subordinato, al fine di un’eventuale trattativa con l’imprenditore o di una causa davanti al giudice del lavoro.

Qui è importante fare una premessa: è subordinato il lavoratore che si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore e dei preposti e dirigenti da questi nominati.

Per ottenere un contratto di assunzione in regola, il lavoratore in nero dovrà provare innanzitutto:

  • la subordinazione, ossia la sua sottoposizione al potere gerarchico, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro (che si manifesta con l’emanazione di ordini specifici per lo svolgimento delle mansioni e nell’esercizio di un’assidua attività di vigilanza e controllo nell’esecuzione delle prestazioni lavorative). La subordinazione può essere presente anche in forme attenuate in ragione della particolare organizzazione del lavoro e del tipo di prestazione (specie ove si tratti di prestazioni semplici, dello stesso genere e ripetitive) e può essere ravvisata, in tali specifiche ipotesi, nella messa a disposizione del datore di lavoro delle energie lavorative del lavoratore con continuità, fedeltà e diligenza, secondo le direttive impartite da costui;

e, inoltre, come criteri ausiliari, qualcuno dei seguenti elementi:

  • l’osservanza di un certo orario di lavoro;
  • lo svolgimento della prestazione nel luogo messo a disposizione dal datore di lavoro;
  • il suo inserimento nell’organizzazione aziendale e l’utilizzo di beni aziendali;
  • il pagamento a cadenze fisse di una retribuzione prestabilita;
  • il coordinamento effettuato dal datore di lavoro e l’assenza in capo al lavoratore di una sia pur minima struttura imprenditoriale;
  • la continuità della prestazione.

Una volta provata la subordinazione, il lavoratore avrà diritto alla regolare assunzione ed al pagamento dei contributi pensionistici e delle differenze retributive (ferie, permessi, straordinari, ecc.) per tutto il periodo che ha lavorato “in nero”.