Buoni lavoro: i conti non tornano

buono

L’INPS ha comunicato che nel 2015 1,4 milioni di lavoratori sono stati retribuiti con VOUCHER/BUONI LAVORO! In media ognuno ha ricevuto circa 63 buoni (€ 630 lordi oppure € 472 netti).  Le donne sono il 51% del totale, i giovani sotto I 25 anni il 33%.

Il trend di crescita della vendita di buoni è stato fortissimo: 25mila nel 2008, 70mila nel 2009, fino ad arrivare ad 1milione nel 2014. In particolare è altissima la percentuale annua di nuovi lavoratori rispetto a quelli che già venivano retribuiti con buoni l’anno precedente: il 70% nel 2013, il 66% nel 2014 e non è ancora stata determinata la quota nel 2015!

Nati per retribuire i lavoratori occasionali in agricoltura, ad oggi ne sono stati venduti circa 300 milioni per un valore di 3 miliardi di €. La legge ha gradualmente esteso le aree di impiego dei buoni: prima la legge Biagi, poi la riforma Fornero fino al famoso Jobs Act del 2015 riducendo le limitazioni sul chi e sui quali casi i buoni potevano essere utilizzati  per arrivare a determinare che il ogni lavoratore potesse ricevere al massimo per 7mila€ /anno. Rimane ancora valido un perimetro (legge delega 183/2014) che ha esteso l’utilizzo a “prestazioni di lavoro accessorio per attività discontinue e occasionali nei diversi settori produttivi”, ma in pratica il successo dei buoni lavoro è dovuto al loro impiego in tantissimi ambiti lavorativi: un ristorante,  un bar, un negozio, in agricoltura come in un giardino, una colf, un insegnate che da ripetizioni, una badante, qualcuno che vernicia un appartamento, una società di traslochi o montaggio mobili e non sono solo le piccole aziende quelle che vi fanno ricorso.

 

Ma perchè questa smania di “mettere in regola” questi lavoratori?

Come mai 1,4 milioni di persone sono state messe in regola nel 2015?

Finalmente gli italiani hanno deciso di pagare tasse e contributi? Sono finiti i tempi dei furbetti di quartiere? Sta’ estinguendosi la categoria di chi “io non pago le tasse perchè non sono d’accordo coi nostri governanti”? o peggio perchè son tutti ladri? dei signori “rubo io per non venire derubato dai politici”?

C’è qualcosa che non torna, non sembra vero!

 

La verità è che oggi, in Italia:

1. per dare €7,5/ora  ad un lavoratore ora occorre spenderne circa €17/18 circa da parte del datore di lavoro se si tratta di un impiego regolare, qualcosa in meno nei primi tre anni secondo il nuovo jobs act; nelle varie forme pseudo indipendenti (fattura, co.co.co., co.co.pro, prestazioni occasionali sempre più difficili da applicare) il costo per il datore di lavoro può scendere a €13/14/15. Quindi il buono lavoro è un mezzo molto economico per pagare un lavoratore.

2. quasi ogni tipo di attività “irregolare/in nero” svolta da una persona per un datore di lavoro è suscettibile di essere giudicata -se sottoposta a una causa civile – una simulazione di lavoro dipendente, con l’obbligo per il datore di lavoro di pagare retribuzioni, contributi passati, multe ed anche di incorrere i reati penali, per non parlare dell’obbligo all’assunzione a tempo indeterminato a cui il datore può essere obbligato. Quindi il buono lavoro è un modo efficace per “essere in regola.

 

Ma noi italiani siamo bravi a  truccare il gioco:

1. Ogni buono dovrebbe corrispondere ad un’ora lavorata. Ma perché no 2 o tre o quattro?

2. L’idea è che se qualcuno viene a controllare si possa dire che è proprio quell’ora quella che veniva pagata. Poi che si tratti di totale sfruttamento (lavori 2/3/4 al prezzo di uno) o di pagamento in nero del rimanente tempo poco importa: sfruttamento del lavoro ed evasione contributiva, assicurativa e fiscale.  E….. “se non ti va bene così quella è la porta!”

3. Ma come può essere che 1,4 milioni di lavoratori guadagnino € 472 netti all’anno? Meno della paghetta settimanale di un adolescente!

4. Come può essere che tanti lavoratori lavorino 1 ora al giorno?

5. Come può essere che tante attività impieghino 3,4,5 lavoratori per un’ora al giorno ciascuno? Non è più probabile che tenga meno persone per più ore?

 

Che fare allora?

Meglio abolirli? Assolutamente no! Rendere più semplice  pagare tasse e contributi è fondamentale!

Tracciare, controllare di più? Forse, ma attenzione a non complicare, burocratizzare, rendere il processo di controllo costoso.

Far pagare più tasse e contributi? No, i lavori occasionali e saltuari non vanno uccisi: se diventa troppo oneroso  li si costringe ad essere in nero o a non essere.

 

Lasciamoli crescere, lasciamo che ci sia anche un po’ di abuso ed anche tanto abuso….. per ora!

1,4 milioni di lavori oggi hanno un nome ed un cognome, anzi due! Chi lavora e chi da lavoro.

Che diventino 2, o 3 milioni!  Lasciamo le briglie sciolte per un po’….

 

Ma……

Se lavori in nero, se sei sottopagato,  se non hai alternative  …… accetta le condizioni capestro ma…..

impara a  documentare gli abusi, impara a comprovarli, impara a crearti un dossier di quando dove e come, perché le leggi esistono già e chi lavora ha una grande fortuna: funzionano.